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Progress report

  


                         E-Mobility in Italia: un Progress Report periodico

 (aggiornamento al 30 marzo 2015)

   

Abbiamo buone ragioni: più che per altri Paesi, saggezza vorrebbe che la forte esposizione dell’Italia all’importazione di fonti energetiche, le elevate emissioni climalteranti e la cattiva qualità dell’aria di molte città, costituissero una motivazione particolarmente fattiva verso la mobilità elettrica, che assomma in sé pregi ambientali ed energetici non offerti da nessun’altra tecnologia e che condurrebbe a forti risparmi per il Paese.

 

Tentiamo allora di fare il punto della situazione: il già fatto e il da farsi oggiLo sforzo tecnologico e di innovazione degli ultimi anni si è tradotto nella molteplicità di veicoli che l’industria propone sul mercato, i numerosi e reiterati  progetti di sperimentazione tecnologica e gestionale hanno testimoniato un quadro di maturità adeguata alle applicazioni concreta, e la prospettiva di una interoperabilità internazionale – analoga a quella dei telefonini –  è dietro l’angolo.  Parlare ancora oggi di “progetti” di mobilità elettrica suggerisce un’idea di test sperimentale che non rende giustizia alla realtà. È, piuttosto, arrivato il momento di parlare di programmazione, dell’avvio di interventi che portino alla concreta diffusione della E-Mobility in tutti quei segmenti che promettono la piena compatibilità applicativa e che hanno in sé le potenzialità per la sostenibilità anche economica, magari mettendo in conto anche il valore delle esternalità tanto spesso trascurate.   

 

I recenti tagli apportati dalla Legge di Stabilità, che hanno eliminate le incentivazioni economiche previste per l’acquisto di veicoli a basse emissioni, hanno risparmiato fortunatamente i fondi destinati al rafforzamento dell’infrastruttura di ricarica pubblica sul territorio nazionale. Nel giro di un paio di anni le circa 2000 prese di ricarica pubblica già presenti potranno venire affiancate da altrettante, o magari di più, contribuendo a ridurre quell’ansia da bassa autonomia che ostacola la decisione di acquisto dei potenziali acquirente.  Ma pensiamo davvero questa sola misura, di per sé importante, sarà sufficiente  a far decollare le vendite italiane di auto elettriche dall’attuale 0,09% del mercato nazionale  fino al 2%  Svezia o al 15% della Norvegia? Di fronte a questi numeri, è di tutta evidenza che a fronte di ottime motivazioni per il Paese, quello che difetta da noi sono delle sufficienti motivazioni per il consumatore.

 

Occorre disegnare azioni di supporto praticabile a breve.  Il successo di vendite in quei Paesi deriva dalla concomitanza di più azioni messe in essere: incentivazioni economiche, possibilità di ricarica domestica (la parte dominante dei first adopters sceglie l’elettrico perché ha questa possibilità), misure regolatorie favorevoli, identificazione del mercato. Ed è evidente che la cancellazione delle incentivazioni economiche decisa in Italia accresce ancora di più  - se si vogliono raggiungere risultati percepibili - la necessità e l’urgenza di interventi sulle altre voci.

 

Molte delle misure necessarie sono a costo sostanzialmente nullo. Una semplice ordinanza comunale può rendere fortemente attraente il veicolo elettrico azzerando (temporaneamente) le tariffe della sosta e  dell’accesso alle Zone a Traffico Limitato, con una trascurabile riduzione degli introiti dell’amministrazione. Analogamente, interventi di regolamentazione edilizia locale possono rendere vincolante da oggi in poi l’installazione di una potenza elettrica sufficiente ad alimentare una ragionevole popolazione di mezzi elettrici nei box o cortili condominiali.  Iniziative in questo senso cominciano ad apparire, ma a macchia di leopardo e in modo disarmonicocon regole diverse da città a città:  in Norvegia, per confronto, gli interventi di sostegno hanno diffusione e valenza nazionale.  Pur trattandosi di misure che appartengono da noi alla sfera di azione delle singole amministrazioni, un tentativo di armonizzazione  - magari in ambito ANCI - risulterebbe oggi molto efficace  per incoraggiare la E-Mobility,

 

Segmenti di attacco. Al di là dell’interesse dei privati cittadini verso il mezzo elettrico (autovetture, quadricicli, scooters), forti potenzialità per attivare il mercato possono venire da segmenti specifici della mobilità,  come i veicoli commerciali per la logistica dell’ultimo miglio, che con supporti minimali  (fare link ad articolo) (liberalizzazione degli orari di carico/scarico oltre alle agevolazioni negli accessi), avrebbero la concreta prospettiva di un breakeve economico per gli operatori del settore. In alcuni Paesi (Francia, Londra, Stoccolma) sono state condotte indagini di “marketing territoriale”  per identificare la dimensione del parco veicolare potenzialmente sostituibile con mezzi elettrici, magari attraverso operazioni di acquisto coordinato. Suggerimenti verso il Public Procurement sono state avanzate anche dalla UE per i beni acquisiti dalle pubbliche amministrazioni inclusi i veicoli, e stanno per tradursi in una imminente Direttiva alla quale agganciare iniziative di identificazione del tipo indicato.

 Per tutte le ragioni esposte, nonché per consolidare la filiera industriale di questo settore, la mobilità elettrica merita di essere promossa con decisione. Gli obiettivi climatici UE e i limiti alle emissioni medie di CO2 delle nuove automobili (95 g/km nel 2020) richiederebbero che almeno un decimo dei veicoli venduti in Italia alla fine del decennio fosse elettrico e che quindi vi fosse una decisa azione di stimolo della domanda di questi mezzi.  Per raggiungere questo obiettivo è stata avanzata da parte CIVES una proposta di intervento legislativo sulla E-Mobility da inserire nel costruendo “Green Act” promesso dal Governo.

Nel frattempo, per incoraggiare un ruolo attivo da parte delle Pubbliche Amministrazioni sulle iniziative menzionate, è stato preparato dalla CIVES il Libro Bianco sull’Auto Elettrica – facciamo la E-Mobility, un documento informativo che entra in dettaglio su tali proposte, formulato nel contesto di un Progetto di ricerca sostenuto dal Ministero dell’Ambiente   e destinato a tutti i Comuni italiani oltre i 5000 abitanti.  Circa 1900 copie sono già state distribuite agli amministratori pubblici che hanno partecipato alla XXXI Assemblea Nazionale dell’ANCI del novembre 2014, ed è ora in corso l’invio per posta agli altri Comuni.

 

Infine, i dubbi ricorrenti. Alle difficoltà oggettive dell’avvio di un mercato del tutto nuovo, si aggiungono spesso non raramente alimentati ad arte dubbi e incertezze sulla effettiva valenza della E-Mobility sotto il profilo ambientale, economico, di sicurezza.  La risposta sintetica più sintetica è che negli anni a venire il motore endotermico non sarà più sufficiente a fronteggiare le sfide climatiche, di qualità dell’aria e della vita, del risparmio di fonti energetiche: saggezza e prudenza chiedono che ci si prepari per tempo. Una risposta più puntuale sulle incertezze più diffuse è riportata alla pagina i dubbi ricorrenti

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