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Perché la eMobility

 


     

Il nostro pianeta non è in buona salute: i gas serra hanno già innalzato la temperatura del globo di 0,6 gradi e il rapporto Stern dell’Intergovernmental Panel on Climate Change  prospetta conseguenze a dir poco drammatiche se questa tendenza dovesse  proseguire. Nonostante questa minaccia e nonostante gli impegni e le speranze riposte nel Protocollo di Kyoto ha finora prevalso un approccio minimalista, per le resistenze dei paesi industrializzati e di quelli emergenti a ritmo accelerato.

 

 In questo quadro il settore dei trasporti appare il più scoperto. Dal 1990 ad oggi le emissioni di gas serra del parco auto europeo sono aumentate del 30%, mentre negli altri comparti di attività si sono progressivamente ridotte di almeno il 10% con punte fino al -20%; come dire che in rapporto alle altre tecnologie l’auto è “rimasta indietro” del 40 o 50%. Anche in Italia la domanda di mobilità su strada è aumentata sensibilmente negli ultimi 20 anni, con un parco veicoli cresciuto del +24% per le auto, dell’82% per i motocicli e del +55% per gli autocarri. L’esigenza di veicoli più rispettosi del futuro è quindi fuori discussione, ma per molte delle alternative proposte, dai biocarburanti all’idrogeno,la strada si è rivelata più ardua o meno efficace del previsto, quanto meno in termini di significative possibilità applicative nel medio termine: appaiono invece praticabili già nel breve termine i veicoli elettrici e quelli ibridi con batteria ricaricabile dalla rete elettrica (plug-in e range-extended), entrambi già disponibili su base commerciale.

Legittimamente, potrebbe emergere il dubbio che si tratti solo di un trucco che rimanda al mittente – le centrali elettriche – l’assenza di emissioni climalteranti nel punto di utilizzo sulla strada, ed è infatti un’affermazione ricorrente che “l’auto elettrica avrebbe senso, in particolare in Italia, solo se associata ad energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili “. Si tratta una percezione del tutto errata, perché già con l’attuale mix di fonti energetiche usate per la produzione elettrica in Italia, le emissioni di CO2 sviluppate in un chilometro di percorrenza con una vettura elettrica si posizionano sui 70 grammi contro gli oltre 200 mediamente emessi dall’attuale popolazione di auto endotermiche circolanti e con i 135 grammi/chilometro dell’ultima generazione tecnologica. 

Per di più, le emissioni climalteranti sono strettamente interconnesse al problema energeticoLe bassissime emissioni della mobilità con veicoli elettrici derivano dall’elevata efficienza degli impianti di generazione elettrica. Il rendimento energetico di una centrale a gas a cicli combinati è attorno al 60%, contro il 15% circa del motore di un’automobile alimentata dalla stessa fonte energetica: in altre parole, brucia una quantità di gas 4 volte inferiore, e questo si traduce allo stesso tempo in meno C02 emessa e meno importazione di gas.

 

La densità della popolazione di veicoli in rapporto alla superficie in cui circolano è per l’Italia sorprendentemente elevata. 

Nonostante gli interventi finora attuati - dall’introduzione della marmitta catalitica al graduale svecchiamento del parco veicolare, le emissioni inquinanti dei veicoli nelle nostre città travalicano largamente e sistematicamente le soglie massime di emissioni legalmente accettabili, con pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini. Senza considerare che tali soglie sono comunque ben superiori ai livelli desiderabili in un’ottica di "sviluppo compatibile", che occorrerà prima o poi rispettare per non lasciare pesanti eredità alle nuove generazioni. E, da questo punto di vista, le “emissioni zero” della mobilità elettrica, dovute semplicemente al fatto che localmente non viene bruciato alcun carburante, sono un pregio esclusivo e peculiare di quest’ultima: zero, con buona pace di tutte le altre alternative “ecologiche”, è diverso da qualunque altro numero.Infine, tutte le valenze viste – ridotte emissioni climalteranti, minori consumi e importazioni di energia, totale assenza di inquinamento locale – si traducono in forti risparmi monetari, aggiungendo alla sostenibilità ambientale anche la piena sostenibilità economica.

 

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